La cultura della bellezza. Un cielo dipinto per D’orica


Pensiamo che stare bene nei luoghi dove si lavora sia un principio fondamentale. Ma cosa vuol dire stare bene? Per noi significa sicurezza e salubrità, ma anche benessere e bellezza. Ecco perché il soffitto della nostra sala di lavorazione si è trasformato in un cielo dipinto.

Il progetto è nato dalla decisione di installare dei pannelli fonoassorbenti per abbattere i decibel del 50%. Un intervento non indispensabile dal momento che il rumore dei nostri macchinari rientrava nei limiti di legge, ma capace di portare beneficio acustico ai lavoratori. Ed ecco l’idea: coinvolgere l’architetto Maurizio Signorini e una delle classi del Liceo Artistico Canova di Vicenza per trasformare la copertura fonoassorbente in una galleria d’arte, così che chi alza gli occhi al soffitto possa vedere cieli, paesaggi, orizzonti e colori. “La cosa mi è sembrata subito davvero affascinante – racconta Signorini – sebbene per nulla semplice. Ma ho accettato la sfida”.

“Raggiungersi”, questo il nome del progetto, ha coinvolto ventuno ragazze e due ragazzi del liceo, che hanno dipinto 114 pannelli fonoassorbenti per una superficie totale di 270 metri quadrati. I soggetti? “Cieli densi, sole, luce, alberi pieni di verdi cangianti, azzurri appena freddi, acque distese, folate di vento, filamenti di seta liberi nell’aria. Architetture eterne e paesaggi emozionanti”, per usare le parole di Maurizio Signorini. Albe e tramonti, soli e lune, boschi e montagne, cieli stellati e tempeste hanno ispirato i soggetti astratti dipinti dai giovani artisti, che hanno voluto rappresentare così la bravura degli artigiani di D’orica e il loro far parte di un continuo processo creativo. Dal punto di vista tecnico, i ragazzi non hanno usato normali pennelli ma stracci imbevuti nel colore per non danneggiare le caratteristiche fonoassorbenti dei pannelli.

Il progetto è rientrato in un percorso di alternanza scuola-lavoro che ha impegnato i ragazzi – ventitrè più sei per la video-documentazione del lavoro – per più di sei mesi, diventando così anche un modo per coinvolgere la nostra comunità di appartenenza.

“Un raggiungersi per essere felici. […] Ventitrè anime che si educano alla libertà di espressione. Senza schemi, senza rigidità. Riuscire a commuoversi. Diventare dei “fuori” e poi dei “dentro” […] Essere nell’incoscienza che genera azzardo. E produrre un caos denso di oggetti, linee, colori, spazi. E cogliere quel linguaggio che viene da lontano. Nell’armonia. E una sottile linea lega continuamente tutti i quadri, segnandone in qualche modo la direzione. Come un sottile filo di seta” (Maurizio Signorini).